PRESENTAZIONE
LE FACCE DEGLI ALBERI
Gli alberi sono creature vive.
Se solo noi ci disponiamo all’ascolto, il loro spirito vitale può comunicare con il nostro e, magari, decidere di rivelarsi.
E…allora può succedere di iniziare a vedere delle facce!
Le innumerevoli facce che gli alberi possono mostrare all’occhio attento di chi guarda oltre, perché si avvicina loro con l’animo di chi li sente vivi.
Considerarli vivi, per me, è stato sempre qualcosa di scontato -anche se, ora che ho una maggiore consapevolezza,
mi accorgo che il mio era quel genere d’amore che, a volte, rischia di mancare di rispetto e persino diventare distruttivo,
come succede spesso tra gli umani quando si confonde l’amore con il bisogno di possesso! Ma anche questo ho imparato grazie a loro!-
Meditando con loro, stando in ascolto delle loro vibrazioni, sicuramente ho rafforzato il legame che già sentivo con il loro mondo.
Ma non so bene come mi sia ritrovata a sviluppare una specie di “maniacale” attitudine non solo a scorgere le loro facce,
ma anche a fissarle in immagini, fino ad accumulare, dal ’99 a oggi, una cospicua raccolta di foto.
Le facce degli alberi… o degli spiriti che in essi dimorano.
Perché negli alberi, secondo i miti e le fiabe di tutte le culture del mondo, dimorano gli Spiriti della Natura:
Creature eteree, capaci di mutare continuamente aspetto, e di manifestarsi come animali, piante e persone,
forme comunque riconoscibili dall’uomo in base alle sue aspettative.
E se, come scrive J.Hillman, “non siamo noi che personifichiamo, sono le epifanie che giungono a noi come persone”,
allora mi piace pensare che siano stati loro stessi, aprendomi i loro occhi, ad invitarmi a raccogliere le loro espressioni per mostrarle agli altri affinché,
con la loro simpatia, invogliassero al rispetto, così da contribuire ad avvicinare un po’ di più il nostro mondo al loro!
Questo è lo spirito che anima questa mostra, e questo forse è l’invito che gli alberi, con le loro mille facce, rivolgono a noi…
chissà, magari sperando, un giorno, di non dover più usare tra loro quel saluto –reso ormai famoso dal film d’animazione “La Foresta Magica”
che suona come un grido di protezione:“Che l’uomo ti ignori! “
VIAGGIO NEL BOSCO ANIMATO
Gli alberi custodiscono memorie e…raccontano storie, proprio come i libri.
Un’affascinante relazione accomuna
l’albero e il libro: la radice della parola liber che li designa entrambi!
E allora, come ignorare che il libro esprime e divulga nelle sue infinite
variazioni l’universalità di un tema che è l’essenza dell’umana avventura:
il viaggio dell’uomo, nel suo incessante dibattersi tra forze di segno opposto,
alla faticosa ricerca dell’originario stato di integrazione e di unità;
e come ignorare che l’albero, con l’immediatezza della sua immagine, ne
rappresenta la più efficace delle metafore?!
“Come in alto cosi in basso” recita un verso di ermetica sapienza, ovvero:
occorre penetrare negli abissi e conoscerne l’oscurità per poter riconoscere il
chiarore della luce.
Come dire: occorre affondare radici molto forti nelle profondità della terra per
poter innalzare rami altrettanto forti e sicuri verso il cielo.
Nella letteratura, nel mito e nelle fiabe di tutto il mondo, l’inizio di questo
viaggio è segnato dall’attraversamento della soglia,
passaggio ad una dimensione, un mondo, un livello di consapevolezza diverso.
A guardia di questa porta c’è una
figura che fa da anello di congiunzione tra i mondi e che consente di
intraprendere il cammino:
il guardiano della soglia.
La prova da superare è forse la più difficile:
quella di lasciare andare ogni resistenza della mente con le sue sovrastrutture
razionali e abbandonarsi al linguaggio simbolico, il linguaggio dello spirito.
Chiedendo il permesso al nostro
guardiano, il piccolo gnomo del bosco bretone di Broceliande
-magica dimora di
Merlino e Morgana- varchiamo dunque anche noi questa porta, e penetriamo nel
mondo incantato che gli alberi con le loro facce ci vogliono mostrare.
Un mondo
fantastico, ma che non ci allontana dalla nostra realtà, anzi, nell’incontro con
la ricca varietà dei suoi personaggi,
ci offre una chiave simbolica per
riconoscere e comprendere meglio il nostro stesso mondo.
Gli alberi, o meglio
gli spiriti che in essi dimorano, sono apparsi in forme che mi hanno
immediatamente suggerito un percorso,
come di collegamento e progressivo
avvicinamento, tra le due polarità della terra e del cielo.
Così, dopo i primi
personaggi più legati alla terra, gli gnomi e i nani che dimorano tra le
radici -custodi dei tesori dei mondi sotterranei-
troviamo dapprima i fauni e
le driadi che abitano nel tronco dell’albero e costituiscono la vita
animante della pianta -e quindi del mondo vegetale-,
e ancora oltre gli
spiritelli ed i folletti che con la loro mutevolezza assumono sembianze
di animali ed esseri umani,
fino ad arrivare ad incontrare quei
personaggi totemici che, protendendo le braccia verso il cielo, si pongono
in relazione col mondo etereo.
Qui la vibrazione, il movimento, la danza, sono
il simbolo di una realizzazione che si esprime nel fluire con il ritmo della
vita,
entrando in sintonia con la pulsazione e il respiro della natura.
A
conclusione del percorso, l’immagine del danzatore, è un invito a
proseguire il cammino in questa direzione,
la direzione dell’armonia.